Odio e Terza Guerra Mondiale

Parigi. 13 Novembre 2015.

Nasce l’11 Settembre europeo. L’ISIS, il gruppo che ama definirsi “stato” di religione islamica che punta alla conquista politica e religiosa dell’intero mondo. L’ISIS, che uccide, decapita, lapida, defenestra, da fuoco a chiunque intralci il suo cammino, a chiunque sia il malcapitato che passava di lì per caso, ogni persona che non sia disposta a sottomettersi. L’ISIS, che da anni terrorizza noi, altra parte del mondo.
Esatto. Siamo terrorizzati; è questo quello che vogliono sentire? Ma c’è di più. Un intero pianeta succube della follia di un gruppo, chiamiamolo pure stato, se gli fa piacere. C’è qualcosa che non va, ed è ora di dire basta.

Uccidono al grido di Allah Akbar , Allah è grande. Ed è vero.
Allah è davvero grande; talmente grande e potente che mi rifiuto di credere possa sbagliare: non avrebbe mai creato qualcosa che a lui non piaccia! Perché, allora, gli uomini si erogano il diritto di pensare ed agire per Lui? Di dire cosa a Lui piaccia o meno?
Noi, piccoli e fragili creature, non siamo nulla. Siamo talmente piccoli e fragili che è sufficiente un altro piccolo e fragile ammasso di nulla per toglierci il dono più prezioso e bello che Dio ci ha fatto: la vita.
Grande, potente e perfetto, chi siamo noi per distruggere ciò che Lui ha creato? Chi siamo noi, piccoli, stupidi ed infinitamente fragili, per togliere la vita che Lui ha donato?

Che lo si chiami Dio, Allah, Yahweh, Buddha o Ahuramazdah o altri ancora, Lui è uno solo. Unico, per l’umanità intera. Egli è amore, creazione, bontà, luce, vita.
In queste immagini, io non vedo un dio; in queste immagini, Egli non c’è.
Odio, distruzione, cattiveria, buio, morte. Ecco cosa raccontano queste immagini. Dio, Allah, Yahweh, Buddha, Ahuramazdah, è perfezione, e ciò che è perfetto non sbaglia. Inutile e stupido nascondere fanatismo e politica dietro il suo grande nome.

Quindi basta usare questo bellissimo grido prima di togliere la vita, perché è la più grande bestemmia che si possa pronunciare! Dio, Allah, Yahweh, Buddha, Ahuramazdah piange ed è Lui che urla straziato di dolore, ed il mondo con lui.

Ciò che tutti noi dobbiamo imparare, è il detto “Steccato fa buon vicinato”. L’Europa, gli Stati Uniti, ogni paese al mondo deve smetterla di arrogarsi il titolo di Difensore della Libertà e della Democrazia per perseguire i propri interessi economici. Da cosa è nata questa guerra? Nasce dalla ricchezza. “Vogliamo sconfiggere il dittatore cattivo!“, si urla; “Vogliamo il petrolio a prezzi vantaggiosi“, si pensa. Quanta parte del mondo muore sotto il peso di atroci guerre e passa inosservata? Tutta quella parte che è povera, che non è importante per un sistema che ha il solo ed unico obiettivo della ricchezza.
Basta attentati ma basta anche ipocrisia. Un popolo è in grado da solo di sovvertire un regime dispotico, la storia lo sa bene. E perché allora dobbiamo intervenire noi? Per dare pretesti a folli con manie di grandezza di compiere un mattanza?
Steccato fa buon vicinato“. La cooperazione è buona cosa, ma con delle regole. Il reato di clandestinità deve esistere; devono esistere le frontiere. Tutto il mondo deve sapere dove finisce il proprio ed inizia l’altrui, o non riusciremo ad andare avanti! Ce ne sono di pazzi, a questo mondo… Non aggiungiamo altra carne al fuoco.

Finita questa Terza Guerra Mondiale, pensiamo seriamente a come prevenirne una quarta. Se finirà questa Terza Guerra Mondiale, facciamo tutti un passo indietro, con umiltà. Torniamo a dare importanza ad altro, non solo al petrolio, all’economia, alla politica. C’è altro! C’è di meglio!

E nessuno venga a dirmi che questa non è la Terza Guerra Mondiale. Non fatelo. Sarebbe una visione miope e sciocca di ciò che sta accadendo. Da tempo lo sappiamo e solo una persona ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce, già mesi fa: Papa Francesco. Siamo in guerra, con morti, tattiche, guerriglie. Allora, comportiamoci come un mondo in guerra e diciamolo ad alta voce!
Quando e se tutto questo sarà finito, torneremo a pensare a come evitarne una nuova. Per piacere.

Lo dico con il cuore in gola e le lacrime sul viso: basta.