Colorvita al BIG (Brief in Genova)

Il 25, 26 e 27 settembre 2019 ho partecipato alla prima edizione del BIG (Brief in Genova).

Brief

Come suggerisce il nome dell’evento, al centro delle attività è stato posto un brief: creare una campagna per promuovere le attività del Centro Antiviolenza Mascherona di Genova. La campagna avrebbe dovuto muoversi su più fronti: la sensibilizzazione
I partecipanti sono stati assegnati a diversi gruppi, ognuno dei quali aveva un giorno di formazione e uno di attività per preparare una campagna che rispondesse alle esigenze del cliente. La presentazione si sarebbe tenuta al termine del terzo giorno di attività, davanti a una giuria qualificata e incaricata di decretare il gruppo vincitore.

Il nostro progetto: Colorvita

Ecco la nostra proposta.

Tutto si sarebbe dovuto basare sull’utilizzo dei colori della violenza – blu, viola, rosso – e su una guerrilla che aveva come obiettivo quello di agganciare il pubblico potenzialmente interessato a ricevere l’aiuto del Centro antiviolenza, per poi portarlo sul web.

Avremmo distribuito piccole “carte collezionabili” con i colori della violenza e l’invito a raggiungere una landing page. Qui, l’utente avrebbe scoperto la relazione tra colore e sofferenza, vergogna, dolore, paura.

L’utilizzo del doppio binario, pensavamo, avrebbe portato la campagna a più risultati. Innanzitutto, le donne vittime di violenza non avrebbero potuto essere incolpate dai propri compagni per cercato aiuto: avevano solo raccolto una tesserina colorata lasciata sul bancone di un bar. In secondo luogo, il nostro primo mezzo di comunicazione si prestava sia a passare inosservato sia a essere virale, con ulteriori due goal. Chi avesse raccolto le nostre tesserine si sarebbe ritrovata (o) con un insospettabile biglietto da visita per le emergenze nel  portafoglio: piccolo, discreto, sempre presente; un amico silenzioso da chiamare quando il gioco si fa violento.
Un altro dei nostri obiettivi era quello di raggiungere chi non sa di essere vittima; ma come aiutare una persona a prendere coscienza della sua situazione? Qui doveva entrare in gioco la viralità della guerrilla.

Chiunque poteva raccogliere le nostre tesserine colorate. Chiunque avrebbe potuto atterrare sulla landing. Non tutti, però, l’avrebbero esplorata, compresa appieno. Un marito violento, un fidanzato prevaricatore, una persona che non si senta in alcun modo toccata (beata lei) dall’argomento, avrebbe visto solo una pagina internet con una donna stilizzata e diversi colori che potevano, forse, rimandare a un livido, al sangue dal naso, a una ferita rimarginata.
Ma una donna vittima di violenza… Il colore avrebbe scatenato in lei la forza della convinzione e dell’autoanalisi. Avrebbe capito che un livido non è solo un segno blu e che un “puttana” ferisce altrettanto.

Chi ha vinto la prima edizione del BIG?

Arrivammo terzi. Penso che avremmo meritato il secondo posto? Conoscendo il progetto che si è aggiudicato l’argento, risponderei di sì.

Il primo posto però è stato meravigliosamente assegnato. Ilaria, Elena, Noemi e Caterina hanno portato un progetto fantastico, basato sull’utilizzo dei podcast.

Auguro loro che “Io sono Alice” possa raggiungere il suo scopo e aiutare tutte le persone che hanno bisogno di consapevolezza, comprensione e quel pizzico di coraggio in più per sapere che non sono sole. Mai.